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Giovanni Dall'Orto

http://digilander.libero.it/giovannidallorto/ 

 

 

 

Chi è Giovanni Dall'Orto?

Un militante gay. Una persona che ha deciso, in un’epoca in cui era un po’ più normale decidere di impostare la propria vita anche su valori politici, di cercare di fare un lavoro, il giornalista, in un modo che gli consentisse anche di fare politica, per cambiare la società. E che per questo ha accettato lavori sempre precari, spesso malpagati, ma che è contento di averlo fatto.



Viste le battaglie fatte per cambiare la società, cosa pensi si sia perso ora? Cioè, il lavoro che avete fatto in passato ha consentito agli altri di poter vivere ora sugli “allori”? Forse è ora che si riprenda a “combattere”?

In realtà hai fatto due domande, una su che cosa è cambiato e l’altra su cosa si sia perso per la strada. 
Dunque, alla prima posso rispondere che è cambiato molto, anche se i ragazzi più giovani non riescono a vederlo. Una cosa che impari quando stai per 28 anni nel movimento gay è che i cambiamenti richiedono non anni, ma decenni, e quando si hanno vent'anni non si riesce ad immaginare di avere la pazienza d'aspettare 10/15 anni prima che cambino delle cose: tu sai di volerle subito, di averne diritto subito, domattina... invece ti tocca aspettare 15 anni.... se ti va bene.
Quindi per l’atteggiamento mentale di un ragazzo le cose cambiano troppo lentamente, anzi, non cambiano mai, e molti che si avvicinano al movimento gay se ne vanno delusi, lamentandosi: “..sono già tre mesi che sono nel movimento gay e non abbiamo ancora ottenuto le unioni civili”... 
Invece, per chi come me guarda in un’ottica, appunto, più di lungo periodo, l’atteggiamento sociale è cambiato moltissimo. Quando avevo 17 anni io non esistevano giornali gay, non esisteva un movimento gay (se non come una cosa molto piccola e assediata), non andavamo in televisione, non parlavano di noi sui giornali, non c’erano TV gay, non c'erano locali gay, non c’erano Internet, siti web, nessuna chat... Insomma... non c’era nulla che aiutasse ad uscire dalla solitudine e dall'isolamento. C’erano solo luoghi di incontro dove alcune persone facevano sesso di notte cercando di non farsi prendere dalla polizia. Credo che il paragone tra le due situazioni sia infinitamente a vantaggio del presente.
E qui entriamo nella seconda parte della tua domanda. Io penso e spero che quella parte della mia generazione che si è data da fare per ottenere queste cose, un pochino di merito per questo cambiamento ce l’abbia, perché la società non cambia mai perché "l’ha deciso lei", per bontà sua: cambia solo perché è stata fatta cambiare da chi ha voluto che cambiasse. Sempre.
Quanto al fatto che si sia perso qualcosa per strada, indubbiamente sì... però io sono una persona che cerca di progettare il futuro più che rimpiangere il passato, quindi se il presente è cambiato in modo tale che si è perso qualcosa per strada mi chiedo anche perché, come sia stato possibile, specialmente se si tratta di una cosa che noi pensiamo sia buona. La gente non rinuncia alle cose buone intenzionalmente: se lo fa è perché costretta dalle circostanze, perché qualcosa le ha fatto pensare che fosse meglio così. E qui il discorso diventerebbe molto lungo, perché occorrerebbe analizzare i cambiamenti del far politica negli ultimi tre decenni, e non è il caso di sviscerare qui la questione.
Sicuramente era molto più bello e più “figo” quando eravamo mille militanti, tutti quanto molto coscientizzati, tutti quanti che avevamo letto i libri sulla rivoluzione sessuale, tutti quanti che sapevamo quello che volevamo. Adesso che ci sono centomila ragazzini che frequentano le discoteche con la tessera Arcigay in tasca il livello di coscienza medio è infinitamente più basso, cioè, una gran parte di queste persone ha fatto la tessera solo per ballare e solo per scopare. 
Però io mi chiedo sempre se in fondo noi non l’abbiamo fatto proprio per questo, cioè se non abbiamo lottato affinché la realtà attuale fosse più semplice, che fosse possibile vivere da gay anche senza doverti leggere tutti i libri sulla liberazione sessuale. 
E mi rispondo sempre che in fondo è quello che noi abbiamo voluto: una società in cui essere omosessuale fosse molto meno problematico e potesse essere un "lusso" che si poteva permettere anche il ragazzino che, in fondo, voleva soltanto scopare il sabato sera. Volevamo alternative al suicidio obbligatorio e all'infelicità programmata, ed oggi le abbiamo, anche se non sono esattamente le alternative che avevamo immaginato noi.
Dopo di che, sulla massa di questi centomila ragazzini che sono arrivati, io sono convinto che magari ne troveremo diecimila con una testa più aperta anche a farsi domande, e allora la mia risposta conclusiva è: “È vero che una volta il 100% dei gay militanti era coscientizzato ed adesso lo è solo il 10%, ma una volta eravamo mille mentre ora siamo centomila, e il 10% di centomila fa diecimila persone"... Il cambiamento in meglio si vede quindi anche in questo caso. Nonostante tutto.



Gay e politica. Il movimento è abbastanza politicizzato sulle posizioni della sinistra italiana, ma fino ad ora questa sinistra non sembra aver dato molto, mentre in altri Paesi europei, ben più repressivi nel passato, ora vige una legislazione molto più progressista. Secondo te, ci dobbiamo aspettare tanto dall’Europa o dobbiamo darci da fare qui in casa?

Dalla prossima Europa (n.d.r.: quella del dopo 13 giugno 04) non mi aspetto niente, perché i dieci Paesi che entrano ora nel Parlamento europeo sono molto spostati a destra (ed è anche per quello che gli americani hanno voluto a tutti i costi che entrassero il prima possibile), quindi il prossimo parlamento EU si sposterà a destra, con l’apporto di tradizioni fortemente omofobe. 
La sinistra vigliacca italiana potrebbe quindi aver perso un’occasione. Gli inglesi, ad esempio, hanno approfittato dell'Europa per abrogare le leggi antiomosessuali strillando che loro non volevano farlo, però l'Europa li obbligava, poverini... E così l'han fatto in modo indolore.
Il nostro governo vigliacco di centrosinistra avrebbe potuto, se avesse voluto, usare lo stesso sistema, ma ha perso questo comodo treno e adesso tanto peggio per la sinistra, perché ormai non è più pensabile che un governo (che si spera dopo le prossime elezioni politiche sia di sinistra) non approvi certe leggi, visto che ormai in Europa siamo rimasti solo noi a non averle. Dovrà quindi farlo nel modo più duro, facendo ciò che i politici di sinistra italiani odiano fare, cioè assumendosi le proprie responsabilità, perché la scusa del "l'ha voluto l'Europa" potrebbe non reggere più. Lo dovranno fare perché lo vorranno gli italiani, e se il papa e Rutelli saranno contrari, peggio per loro, e peggio per chi lecca loro i piedi. La colpa è loro, non nostra. A noi tocca solo darci da fare per costringerli a fare il loro dovere, una buona volta.
Io penso che ci sia uno scollamento deciso tra la massa del Paese e la rappresentanza politica: lo si è visto nella questione sulla guerra in Iraq, in cui la grande maggioranza degli italiani era contraria alla guerra e la sinistra italiana non è stata capace di prendere una posizione non dico contraria ma neppure univoca, pur essendo all’opposizione: figuriamoci se fosse stata al governo!
Quindi da gente che non è capace di fare i propri interessi (non dico i nostri, ma neppure i suoi interessi, quelli dell'opposizione), non mi aspetto molto. 
Però la politica non è il Parlamento, la politica siamo noi, quindi da questo punto di vista mi aspetto molto. Il Paese è cambiato, e la politica da sempre non fa altro che sancire per legge i cambiamenti già avvenuti nella realtà sociale, e nella realtà sociale il Paese è già pronto alle unioni civili o alle leggi antidiscriminazione: lo dicono i sondaggi, lo si vede nella vita di tutti i giorni.
Quello che non è pronto il Parlamento... E va be’... lo faremo diventare pronto noi.



Pensi sia solo il Parlamento o anche una morale, una realtà cattolica, che ci frena su questo traguardo?

Penso sia solo il Parlamento. Perché poi se noi vediamo tutto questo terrore di quello che pensano i cattolici, signori miei, ma quanta gente ci va a messa, il 15% delle persone? Quanta gente dà retta al papa, specie nel campo del sesso: il 5%?
Gli italiani voglio il divorzio, l’aborto, i rapporti sessuali prematrimoniali, le unioni civili... Non sono io a dirlo, è il papa che non fa altro che lamentarsi che l’Italia è decattolicizzata e che i cattolici non danno più retta al papa! Ripeto: è lui che lo dice, non sono io che lo dico: è un banale dato di fatto. 
Quindi questa immagine fantasmatica che ha D’ALEMA, che ha FASSINO, per cui bisogna per forza dar retta al papa... dà il clima non di quello che è l'Italia, ma di quello che è un partito che ha perso completamente il rapporto con la realtà sociale, che si racconta le sue storie e pensa soltanto a Confindustria e al papa, sino al punto da perdere il contatto con i suoi elettori, che non sono né la Confindustria e neppure il papa, anzi!
In Spagna la destra ha perso perché la sinistra di Zapatero è riuscita farsi votare da due milioni di elettori in più, ma la destra non ha perso due milioni di voti: Aznar ha avuto gli stessi voti delle precedenti elezioni. Zapatero ha solo riconquistato, "dicendo qualcosa di sinistra", due milioni di elettori di sinistra che erano stufi di votare un partito di sinistra che faceva una politica di destra, di destra, di destra, come Blair o l'Ulivo fino ad oggi. 
Finché la sinistra italiana non capirà questo fatto continuerà a perdere, e perderemo anche noi, ovviamente, insieme a loro... però loro al governo non ci andranno mai.



Questa sinistra, però, non è in grado di essere da sola maggioranza, deve scendere a patti con altri partiti con cui coalizzarsi, e quindi ammorbidire i programmi.

Sono costretti perché loro hanno voluto il maggioritario, ed hanno voluto il maggioritario per poter fare il giochino di azzerare Rifondazione Comunista, però poi il giochino gli è andato male perché invece RC supera il 5% dei voti, e senza quel 5% non riescono più nemmeno ad avere un numero di seggi proporzionale alla loro forza nel Paese... altro che avere la maggioranza assoluta! 
Però se si mettono con Rifondazione allora è la Margherita che minaccia di andarsene...
Ma che ti devo dire, sono problemi loro, non miei: io faccio la politica gay, non la loro politica. Se per loro il solo modo di fare politica è arruolando l'armata Brancaleone, si accomodino.
Oltre a questo, il ragionamento che mi hai fatto tu può essere perfettamente rovesciato. Da soli non riescono ad avere la maggioranza, quindi devono coalizzarsi con altri partiti, e siccome hanno visto e sperimentato (perdendo le scorse elezioni politiche) che i voti che servono loro per vincere li ha solo Rifondazione, se vogliono vincere devono coalizzarsi con lei, e "quindi" radicalizzare i programmi. Altro che "ammorbidire"!
Non capisco questa idiozia per cui i per fare coalizioni sono sempre coloro che hanno le idee più progressiste che devono scendere a patti. La politica si fa, da che mondo è mondo, anche nel senso opposto: sono anche i più conservatori che devono concedere qualcosa.
E il caso delle unioni civili e dei diritti gay è un ottimo esempio di quanto sto dicendo. Non si capisce chi abbia concesso il diritto di veto a un 5% di omofobi cattolici della Margherita, che da soli impongono la linea sulle questioni gay al rimanente 45% del centrosinistra. Non si capisce soprattutto perché le concessioni vadano sempre fatte solo a loro, e mai, dico mai, agli altri. 
È far politica anche dire: ora basta, che quella minoranza inizi a rispettare il volere della maggioranza schiacciante del suo elettorato, oppure ne tragga le debite conseguenze e vada a far politica assieme a Berlusconi... se qualcuno li vota...
Io la penso così.
In Italia il divorzio e l'aborto sono stati approvati, nonostante un'opposizione quasi terroristica da parte dei cattolici, quando il Pci aveva solo il 33% dei voti. Ma aveva molta meno paura del papa di quanto ne abbiano ora i suoi discendenti.
Come si vede, la questione non è il 5% in più o in meno: questa è una questione di volontà e di chiarezza d'idee. Che io dico che oggi manca.



Gay e cultura. Come si legano le due cose, puoi darci una spiegazione?

Noi gay facciamo cultura da sempre, nel senso che siamo parte della cultura a cui appartengono tutti. Non siamo una razza aliena che parla una lingua aliena: la cultura occidentale è la nostra cultura in cui esiste, da sempre, un contributo omosessuale specifico. 
Tuttavia negli ultimi decenni gli omosessuali hanno cominciato a farlo in modo cosciente di ciò che stanno facendo, proponendo non soltanto i contenuti per gli altri, ma anche per se stessi. Questa è una grossa novità.
Il fatto che in Italia abbiamo un problema a fare questa cosa in modo cosciente è un problema tipicamente nostro. Non è un problema di tipo teorico che riguarda la domanda se esista o no una cultura omosessuale; il problema è molto più terra-terra: in Italia non esiste una cultura omosessuale perché non esistono intellettuali omosessuali. 
Da noi esistono solo intellettuali ricchioni ed intellettuali finocchi, esistono intellettuali fermi ad una visione dell’omosessualità di 35 anni fa, ma non intellettuali banalmente, semplicemente, serenamente gay. 
Guarda ad esempio il recentissimo caso di CECCHI PAONE, che ha tirato fuori robe tipo “..omoaffettivo.. Achille e Patroclo..” cioè, cose che si dicevano negli anni Cinquanta! Mezzo secolo di ritardo!
Ecco, allora il problema è che il referente culturale dell’omosessuale medio italiano è fermo a mezzo secolo fa.
Il che non vuol dire che non esista una produzione culturale d’avanguardia e al passo coi tempi (sicuramente io penso che uno scrittore come, che so, Matteo BIANCHI, sia perfettamente inserito nel filone della cultura omosessuale occidentale), ma che la scena è ancora occupata dalle vecchie cretine e dai giovani aspiranti fossili, che per una briciola di potere o un assegno più consistente non oserebbero mai dirsi gay... al massimo "un po' bisex"... oppure "omoaffettivi".
Il futuro però ci riserva altro. Guardiamo alla Spagna, Paese cattolicissimo, che ha avuto una dittatura fascista fino a 25 anni fa, e che non sta lì a tormentarsi come noi su... che ne so, prendiamo per esempio i cantanti, il Renato ZERO di turno e sul "l'ha detto, non l'ha detto". Lo scorso anno lì imperversavano gli ELLOS, un complessino madrileno gay, quest’anno vanno i GORE GORE GAYS, tre pazze leather che già dal nome bastano e avanzano; poi quest'anno al festival del cinema glbt di Milano abbiamo visto delle cose spagnole sublimi, e poi i loro romanzieri, spesso eccelsi (altro che le pippe post-tondelliane che ci rifilano i nostri scrittori "bisex"), e poi le loro riviste gay che quelle italiane manco le vedono da lontano... e così via.
Voglio dire, la Spagna, che è un Paese non meno cattolico dell’Italia, che è anzi il Paese dell'Opus Dei e della destra cattolica golpista, riesce a fare cose che l’Italia si sogna. Ed hanno pure un mercato più piccolo perché sono in meno.
È chiaro allora che noi italiani stiamo facendo le belle addormentate nel bosco, e stiamo aspettando il classico scatto del grilletto che farà esplodere tutto insieme... anche se solo gli dèi sanno quando... 
Non ne possiamo più di questa generazione di checche fasciste che occupano il palcoscenico strillando “io non sono gay, non voglio definirmi, non voglio limitarmi”, perché a loro la definizione di "gay" fa schifo, perché loro vivono la frociaggine come un limite, appunto, come una tragedia, e non certo come una risorsa da sfruttare, un mondo da esplorare, una proposta da dare al mondo, una prospettiva nuova e stimolante da cui osservare la vita. Con queste premesse, figurati se riescono a creare "cultura gay": è già tanto se riescono a non suicidarsi!
Probabilmente la nuova generazione, quella dei ragazzi venuti fuori dopo il World pride, sarà, quando arriverà alla maturità creativa, la generazione che farà a meno di questo atteggiamento alla CECCHI PAONE, con questo “..omoaffettivo.. Achille e Patroclo..”. 
Vedo i ragazzini che leggono la rivista gay che dirigo, "PRIDE", che vogliono riviste gay, locali gay, contenuti gay, politica gay, qualcosa di chiaramente gay. Loro la cultura gay se l'aspettano eccome, anzi la pretendono. Peccato solo che non ne venga prodotta, in Italia...



Cosa ne pensi di chi milita nella destra, cercando di cambiarla da dentro, ad esempio ho intervistato OLIARI, esponente di Gaylib?

Il movimento gay lotta per un progetto (che siano unioni civili o altre cose non interessa definirlo qui) quindi, se uno è di destra ma concorda con questo progetto, allora è giusto che lo faccia, anche e magari soprattutto all’interno della destra. 
Anzi, direi che in Italia manca proprio questo. Se tu parli con un cattolico frocio scoprirai che è soprattutto cattolico, non si ricorda mai di essere gay, è sempre dalla parte del papa, è sempre lì a condannare il movimento gay, è sempre lì a giustificare i vescovi: questo è il nostro problema. 
Riconosco a tutti il diritto di avere idee diverse, dopodiché in altri Paesi i gay di destra fanno politica nei partiti di destra, quelli di sinistra nei partiti di sinistra. 
Però mentre le nostre critiche ai partiti di sinistra noi froci di sinistra le facciamo, quello che manca in Italia è chi faccia lo stesso da destra. 
La destra italiana discende troppo dal fascismo, nella destra italiana prevale troppo la logica de “il mio partito ha sempre ragione” o "Il Capo (Berlusconi) ha sempre ragione": è una logica di tipo fascista ("il DUCE ha sempre ragione!"), e di tipo cattolico ("il papa è infallibile!"). 
Io penso quindi che una persona come OLIARI, che si alza a dire che il duce non ha sempre ragione, che ha fatto vedere i sorci verdi a FINI per la sua uscita contro gli insegnanti gay, mi va solo bene, anzi, mi auguro che si moltiplichi per cento la presenza di persone come lui. Dopodiché, su altri terreni saremo avversari e magari nemici, ma su questo no.
Invece di un gay, di destra o di "sinistra" che sia, che giustifica il papa e bacia i piedi ai preti, non posso pensare bene... gay o no, è un mio nemico e basta: il fatto che abbiamo l'orgasmo nello stesso modo non ci apparenta in nessun modo.
Certo, il conservatore che ritiene che la società vada bene così com'è, non si sognerà mai di chiedere che cambi, per dare le unioni civili ai gay o chissà cosa, e quindi, secondo me, essere gay di destra è una contraddizione in termini... Però ci sono anche gay che vogliono cambiare la destra per starci bene dentro. Auguro loro ogni successo... dubito lo avranno, ma se riuscissero, ci guadagneremmo anche noi che di destra non siamo.



Programmi, progetti e speranze, anche per la rivista per cui lavori?

È una domanda delicata e con molti limiti, specie di bilancio. A me piacerebbe un giorno arrivare in edicola con una rivista gay più di cultura, ma il mio editore non ne vede la necessità. 
Purtroppo è finita l’epoca in cui potevi creare una rivista gay con cinquemila euro, ora c'è molta concorrenza e in più le aspettative dei lettori si sono alzate, quindi ci vogliono cinquanta/settantamila euro... Ed io non li ho.
Per il resto, non credo mi restino anni di vita a sufficienza per fare tutte le cose che da ragazzo progettavo di fare. Al ritmo snervante a cui cambia il mondo gay italiano, è già tanto se esistono giornali gay! Il resto del lavoro, evidentemente, spetterà a chi è ragazzo oggi: io ho 45 anni e non posso imbarcarmi in progetti che potrebbero richiedere altri 25 anni per realizzarsi. Semplicemente, non mi è rimasta abbastanza vita per concretizzarli. Quel che potevo fare, ho fatto. Se è poco, mi dispiace. 
Per dirne una, ho i cassetti pieni di libri mai pubblicati perché la stagione editoriale dei libri di saggistica gay ormai è finita: io ho trovato editori per i miei libri fra il 1980 e il 1990, poi basta, nonostante si siano esauriti tutti. Non sento quindi il bisogno di ulteriori progetti.
Per ora curo il mio sito. Fra qualche anno... vedremo.



Un tuo pensiero o un augurio per il futuro a tutti i nostri lettori e cybervisitatori?

Abbiamo visto che il periodo peggiore per la Rete è passato, e che la strage successiva è stata anche la strage dei faciloni che credevano che le vecchie buone regole artigianali dell’informazione fatta bene non valessero più, perché "questa è Internet, baby", e qui "nessuna regola vale più".
Ho visto troppi "siti screensaver", in cui si muoveva un sacco di .gif o di animazioni Flash, in cui tutto frullava, vibrava, ammiccava... e non c'era una sola parola interessante, che fosse una, da leggere.
La crisi ha fatto piazza pulita di questo modo demenziale di fare Internet, che non interessava a nessuno, eccetto a chi creava il sito.
È rimasto chi aveva qualcosa da dire e da dare, e per queste realtà la Rete si è rivelata, soprattutto per noi gay, un metodo di comunicazione e d'informazione che non ha mai avuto pari. Le idee e le informazioni possono circolare con una velocità e un approfondimento che nessuno avrebbe neppure osato sognare, vent'anni fa. E basta che si guasti il computer per un giorno per accorgerci di quanto ormai dipendiamo dalla Rete, per tutto.
Quindi credo ci sia un bisogno relativo di farvi gli auguri, nel senso che la comunicazione tramite Internet è il futuro, quindi... il futuro è vostro!





 

 

 

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