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| Fede chiesa ed omosessualità: padre martin e il mondo gay.

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Presentazione della sezione di Padre Martin.
PACE
Accolgo con piacere l’invito del coordinatore del sito alternativagay a collaborare per quel che riguarda gay e fede.
Mi piacerebbe che questa rubrica diventasse un “blog”, cioè un diario in cui si commentano fatti, documenti, esperienze personali.
Credo che nessuno abbia in mente che da questa pagina io possa cambiare la posizione ufficiale della chiesa cattolica, ma al contrario che da qui si possa partire per una esperienza di vita nel Vangelo fatta con coerenza e forza. Mi piacerebbe che, aiutato dalle domande di chi legge, si potessero chiarire tanti equivoci che “la cronaca”, invece di chiarire, alimenta.
Questa è una rubrica che essenzialmente costruiremo insieme a tutti i lettori.
Nelle omelie delle celebrazioni eucaristiche del primo gennaio in tanti avranno assistito all’accantonamento dei brani biblici proclamati in favore del messaggio del papa “Un impegno sempre attuale: educare alla pace”.
All’annuncio che il Nome di Dio è invocato come benedizione su di noi è stata preferita una reiterata autocelebrazione papale. Certo all’inizio del documento è citato il papa Paolo VI che nel 1968 volle dedicare il primo giorno dell’anno alla riflessione e alla preghiera per coscientizzare tutti sulla responsabilità di ognuno verso questo bene imprescindibile. Scriveva Paolo VI: “… sia la pace con il suo giusto e benefico equilibrio a dominare lo svolgimento della storia avvenire”. Era il primo gennaio 1968! Visione utopistica? Certo l’ascolto di un profondo desiderio popolare.
Man mano continuo nella lettura del messaggio cresce in me un dubbio: “sto leggendo un testo di un papa o quello di un esperto in diritto internazionale?”. Al numero 4 è citato Giovanni XXIII, che fa sempre effetto popolare, ricordando i quattro pilastri della pace: verità, giustizia, amore, libertà. Dov’è la Parola di Dio? Due veloci citazioni al numero 3 e poi al 9 la beatitudine dei costruttori di pace e alla fine dello stesso è citato san Giacomo 3, 18 “un frutto di giustizia viene seminato nella pace per coloro che fanno opera di pace”.
Credevo che noi chiesa dovessimo trovare nella Parola di Dio il motivo per cui essere operatori di pace, ma quanto proposto mi sembra un po’ poco per il suo autore.
Molto spazio è dedicato all’opera miracolosa del diritto, al toccasana della fondazione degli stati moderni, una lode senza riserve all’opera dell’ONU e alle ONG e ai movimenti per i diritti dell’uomo. Al numero 8 trova posto una chiara condanna del terrorismo alla cui cura è proposta la rimozione delle cause e l’educazione al rispetto della vita umana. Ciliegina sulla torta: Omnia vincit amor e Serva ordinem et ordo servabit te (conserva l’ordine e l’ordine conserverà te).
Per chi lo volesse può trovare il testo integrale nel sito www.chiesacattolica.it
Alla fine della lettura il mio cuore è perplesso sia come cristiano e prete sia come gay. So di vivere in un momento di profonda crisi internazionale, sono convinto che i gruppi terroristici siano una piaga, così come però credo che la violenza non sia appannaggio di questi gruppi.
E’ operatore di violenza ogni potere che impedisca ad un gruppo sociale di esprimersi e di avere diritti nel rispetto dei doveri verso gli altri.
E’ operatore di violenza chiunque faccia pressione minacciando le coscienze.
E’ operatore di violenza chi favorisce la discriminazione e organizza il boicottaggio, non troppo velato, del progresso della vita civile degli stati e delle organizzazioni soprannazionali.
E la lista potrebbe continuare.
Che dite se l’avvio di questa rubrica fosse proprio la decisa presa di posizione che tutti noi GLBT siamo operatori di pace nella giustizia e vogliamo esprimere la nostra capacità di far crescere questa nostra umanità messa duramente alla prova.
A tutti buon anno e la befana porti a tutti un dolce senza calorie!!!
Vostro padre Martin
Fede chiesa ed omosessualità: padre martin e
il mondo gay.
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